Relazioni difficili nella coppia e con i figli

Avere buone relazioni è un obbiettivo fondamentale per ogni essere umano, ma purtroppo la maggior parte di esse si rivelano relazioni difficili, specie se si tratta di relazioni intime. È sempre stato difficile ma oggigiorno lo è molto di più perché da alcuni decenni a questa parte la società è profondamente cambiata, e con essa i modi di relazionarsi, divenuti più liberi ma anche molto più complessi.

A differenza dei nostri antenati possiamo vivere la sessualità e l’intimità di coppia anche senza essere sposati, e possiamo avere con il nostro partner un dialogo e una condivisione molto più sincera profonda e appagante. Siamo inoltre liberi di decidere come impostare la relazione e quali progetti comuni perseguire, senza dover seguire binari e consuetudini stabiliti da altri ma anzi “inventandoci” un nostro modo di stare in relazione senza dover seguire le tradizioni o chiedere permessi ad autorità superiori.

Anche con i figli (se ne abbiamo) possiamo instaurare una relazione più affettiva e meno autoritaria e un dialogo più costruttivo, profondo e appagante. Possiamo scegliere liberamente se e quanti figli procreare, ed educarli senza essere obbligati a seguire le orme dei nostri antenati, mentre dal canto loro i figli sono più liberi di esprimere apertamente i loro bisogni e desideri e di discutere con i genitori finanche, in alcuni casi, a contestarne l’autorità.

Tuttavia la medaglia ha anche il suo rovescio, nel senso che tutte queste nuove aspettative, libertà e possibilità rendono le relazioni molto più complesse e difficili da gestire, richiedendo alle persone di compiere scelte che non sono preparate a valutare e di gestire democraticamente le divergenze e conflitti con il partner e con i figli senza aver ricevuto alcuna formazione in materia, in quanto né la scuola né l’università ci hanno preparato a gestire questi poderosi cambiamenti sociali. Siamo quindi costretti ad affrontare situazioni e problematiche del tutto nuove senza comprenderne le cause e senza avere alcun know-how per gestirle e risolverle.

I nostri genitori e nonni erano molto meno liberi di noi nelle relazioni, ma anche meno insicuri, meno ansiosi perché le stesse norme e vincoli che ne limitavano la libertà erano anche una protezione contro l’incertezza, una guida sicura per orientarsi nella vita sociale, un ammortizzatore della conflittualità, una solida fonte di identità. Una moglie e madre sapeva con certezza chi era, come doveva comportarsi col marito e coi figli e cosa poteva e doveva aspettarsi da loro.

Un giovane non si portava addosso l’incertezza dell’adolescenza fino a trent’anni o più: a sedici o diciotto anni entrava nell’età adulta e gli venivano riconosciute interamente le prerogative proprie di tale stato. Due fidanzati non dovevano confrontarsi e accordarsi sulle regole e sugli obbiettivi della loro relazione ma limitarsi a seguire modelli di comportamento che già i loro genitori, nonni, bisnonni avevano seguito e tramandato. Non che anche allora non vi fossero conflitti o problemi emozionali nelle relazioni, ma erano più sotterranei, soffocati da un lato dall’autoritarismo e dalla rigidità di ruoli e regole, e dall’altro da una cultura e una religione imperniate sulla sopportazione e rassegnazione, che permeavano tutti gli eventi, grandi e piccoli, della vita.

È indubbio che le attuali relazioni di coppia e con i figli siano preferibili sotto molti aspetti a quelle del passato, ma purtroppo le persone non sono preparate a coglierne i vantaggi e anzi ne subiscono soprattutto i molti effetti collaterali, perché interpretano e gestiscono le nuove complessità con le poche e rozze conoscenze e abilità dei propri avi, che si rivelano obsolete, inefficaci e spesso controproducenti.

La maggior parte delle persone tende inoltre ad interpretare incomprensioni, conflitti e crisi in modo egocentrico, attribuendo al partner o ai figli ogni responsabilità: è il caso di molti separati e divorziati, inclini a ritenere che le responsabilità principali del “fallimento” della relazione siano dell’altro e che il loro unico errore sia l’aver sbagliato partner.

Analoghe problematiche si ritrovano nei rapporti tra genitori e figli, anch’essi mal gestiti e controproducenti; l’autoritarismo del passato è stato abbandonato dalla maggior parte dei genitori, che però lo hanno sostituito con l’estremo opposto del permissivismo, che come vedremo produce effetti non meno negativi, seppure di tipo diverso.

Quello che ho pionieristicamente evidenziato fin dagli anni ’90 del secolo scorso è che i problemi relazionali summenzionati non sono un fatto privato di pochi individui ma un fenomeno collettivo che affligge l’intera popolazione occidentale. Quindi, invece di darsi la colpa l’un l’altro, è necessario capire le cause di ciò che sta avvenendo e individuare le possibili vie di uscita.

Purtroppo la maggior parte delle persone è del tutto sprovvista degli strumenti conoscitivi e comunicativi necessari a comprendere e gestire il nuovo clima relazionale e ognuno è costretto a cavarsela da solo in questo “mare” di nuove libertà e complessità relazionali. Un mare agitato, che potrebbe, al limite, essere anche divertente e ricco di opportunità per un nuotatore esperto, ma che si rivela estremamente faticoso e perfino letale per chi non sa nuotare.

Come osserva A. Ehrenberg (1999), l’individuo isolato è spaventato e incerto davanti ad un eccesso di possibilità che fatica a ordinare e a rischi che percepisce come fuori controllo.

Per non annegare in questa nuova realtà e gestire le tensioni e le incertezze che essa comporta sono a mio avviso necessarie:

1) nuove “mappe” sociologiche che aiutino le persone a comprendere in quale punto dell’oceano relazionale si trovano e perché i venti del cambiamento sociale li hanno spinti fin lì;

2) nuove “bussole” psicologiche per orientarsi e scegliere la rotta più appropriata per ciascun individuo;

3) nuove conoscenze e abilità comunicativo-relazionali per mantenere la rotta scelta e gestire le inevitabili difficoltà e sfide che ogni relazione produce.

Ho approfondito i tre punti suddetti in vari miei libri (alcuni citati in nota) ma li ho anche e soprattutto applicati in pratica negli innumerevoli corsi sulle relazioni consapevoli che ho tenuto dentro e fuori l’università.[1] Chi desidera indicazioni in proposito può cliccare sul seguente link.

Enrico Cheli


[1] Cheli E., Relazioni in armonia, Franco Angeli, 2004; Cheli E., L’epoca delle relazioni in crisi (e come uscirne), Franco Angeli, 2013; Comunicare è difficile ma si può imparare, Youcanprint Edizioni, 2023; Cheli E., Cheli C. I surrogati dell’amore, Anima edizioni, 2025.

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